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Cenni storici e geografici

R. Dominicana. Generalità

 

                           

 

Capitale:            Santo Domingo de Guzman (04-08-1496, prima fondazione; 1502,

                             seconda fondazione).

 

Popolazione:      8.950.034 (luglio 2005). 16% europei, 11% africani e 73 misti.

 

Governo:             Democrazia rappresentativa, governato per un Presidente ed un Congresso

                              formato per il Senato e la Camera dei Deputati.

 

Lingua:                Spagnolo, con forme dialettali locali.

 

Religione:           Cattolica ma la Costituzione consacra la libertà di culto.

 

Sport:                  Baseball.  E' molto popolare anche la lotta di galli.

 

Musica:               Merengue

 

Moneta:               Peso dominicano (1 dollaro=30 pesos, ma il cambio è variabile).

 

Clima:                  Subtropicale marittimo con una media annua di 27°C(80°F)

 

Codice 

telefonico int.:    001

 

Cenni storici e geografici

Prima dell'arrivo degli spagnoli le isole erano occupate da diverse tribù d'indigeni i quali venivano dalle foreste del rio Orinoco , in Venezuela, che passando da un isola all'altra occuparono tutto l'arcipelago. Queste tribù(Taina, Caribe, ecc.) mescolandosi fra di loro diedero origine ad altre razze, fra quelle i Ciguayos o Macorijes. I Ciguayos erano gente semplice, amanti della pace e la tranquillità, senza odio ne rancori. Splendidi esempi dell'arte taina si ammirano a Santo Domingo nel Museo del Hombre Dominicano (Plaza de la Cultura) e in quello della fondazione Garcia Arevalo (av. San Martin 279), e a Santiago de los Caballeros nel Centro Leon (av. 27 de Febrero 146, www.centroleon.org.do)

 

Il 12 Ottobre 1492 il navigatore Genovese Cristoforo Colombo, partito dalla Spagna e dopo 70 giorni di navigazione, sbarcò su un isola che chiamò San Salvador(nelle Bahamas). Non trovando le ricchezze che cercava riprese la navigazione ed il 27 Ottobre sbarco su l'isola di Cuba dove compii diverse esplorazioni, il 5 Dicembre del 1492 raggiunse un isola(chiamata "Quisqueya" dagli abitanti) che gli sembrò, secondo quanto scrisse nel suo diario, la più fertile e dolce tra tutte quelle che aveva visto fino ad allora, con pianure e campi coltivabili di straordinaria bellezza. I paesaggi dell'isola appena scoperta ricordavano quelli della Castiglia e così le fu dato il nome di HISPANIOLA(Oggi  Haiti e Rep. Dominicana).

La natura era lussureggiante, gli indigeni amichevoli(circa 600.000 abitanti) e pareva che il sottosuolo fosse ricco di oro.

All'arrivo degli spagnoli l'isola era divisa in cinque zone(cacicazgos) e i suoi governanti(caciques) comandavano al popolo indigena, fondamentalmente di raza taina ma anche ciguayos e caribes.

I Taino(che vuol dire "i buoni") furono i primi indigeni caraibici a entrare in contatto con i conquistatori europei. La loro cultura, fiorita a partire dal IX secolo, fu bruscamente cancellata nel giro di una generazione per le stragi, le epidemie e lo sfruttamento,  e gli spagnoli si impossessarono delle loro terre in nome di una civilizzazione che non arrivò mai.

 

Utilizzando i resti della Santa Maria, che si era incagliata irrimediabilmente,     Colombo costruì sulla costa settentrionale dell'isola(al confine tra Haiti e R. dominicana), non lontano da una vetta che chiamò Monte Christi, il Forte della Natività, lasciandovi 39 uomini sotto la protezione di un capo villaggio locale. L'idillio durò poco. Quando il navigatore genovese un anno dopo tornò a Hispaniola, il forte era stato raso al suolo, i suoi uomini uccisi e gli indigeni erano diventati diffidenti. Colombo fondò una nuova colonia più a oriente, Isabella, lasciandola nelle mani del fratello Bartolomeo, che dovette ben presto affrontare le prime rivolte; nel 1496 l'abbandonò per spostarsi sulla costa meridionale dell'isola, dove stabilì l'insediamento di Nueva Isabela, l'attuale Santo Domingo, sulla riva sinistra del Rio Ozama.

Qui sbarcò Colombo il 20 agosto 1498 nel corso del suo terzo viaggio, trovandovi una città fondata da poco (la data ufficiale è il 4 agosto dello stesso anno) e già in piena rivolta.

A causa dei disordini che continuavano a sconvolgere l'isola, Colombo fu rimpiazzato nel ruolo di Viceré e governatore della colonia prima da Francisco de Bobadilla e poco dopo da Nicolàs de Ovando.

Nel 1502, in concomitanza con l'arrivo di Ovando, un tifone distrusse la città e la flotta che si accingeva a ritornare in Castiglia. La sciagura provocò più di cinquecento vittime, tra le quali Bobadilla, e ingenti danni materiali. La città dovette essere completamente ricostruita e Ovando decise di trasferirla sulla riva destra dell'Ozama, dove si trova tuttora.

I precedenti insediamenti di Hispaniola, compresa l'originaria Santo Domingo, avevano un carattere provvisorio. Ovando, invece, volle costruire una vera e propria città, edificata secondo una razionale pianificazione del tessuto urbanistico che rappresenta il primo esempio del tracciato "a scacchiera", in seguito esteso a tutti gli insediamenti ispano-americani.

Ma questo non è il solo primato di Santo Domingo: in quegli anni, infatti, la città divenne la sede della prima cattedrale, del primo ospedale, del primo convento, della prima università, della prima Corte di Giustizia e della prima fortezza del Nuovo Mondo. Non è possibile, comunque, parlare già di architettura coloniale, dal momento che tutti questi edifici furono progettati da maestri spagnoli che seguirono fedelmente i modelli importati dalla madrepatria.

 

L'edificio più imponente è la cattedrale, costruita in stile tardogotico tra il 1521 e il 1541 , quando in tutta l'Europa trionfava il Rinascimento.  Le cappelle più tarde furono realizzate nel nuovo stile rinascimentale che giunse a Hispaniola giusto in tempo per lasciare la sua impronta anche nella facciata della cattedrale, che servì da modello per la successiva costruzione di tutte le chiese delle colonie spagnole.

I terremoti e gli assalti dei pirati, i due ricorrenti incubi dei Caraibi spagnoli, si accanirono anche sui principali edifici dell'epoca: i conventi di Domenicani, Francescani e della Merced, i tre ordini religiosi pionieri nell'evangelizzazione del Nuovo Mondo, e l'Ospedale di Nicolàs de Ovando, fondato dal terzo Viceré di Hispaniola. L'attuale costruzione, infatti, fu edificata in un'epoca successiva in stile rinascimentale.

L'edificio più emblematico della vecchia Santo Domingo è probabilmente la Casa di Colombo, che deve il suo nome a Diego, primogenito del navigatore genovese. Secondo la tradizione vi morì Bartolomeo Colombo,  fondatore della città.

Si tratta di un palazzetto a due piani, con balconate ad archi a sesto ribassato sulla facciata orientale e su quella occidentale. Diego Colombo diede avvio alla costruzione nel 1510, poco dopo il suo matrimonio con Maria di Toledo, nipote di Ferdinando il Cattolico e imparentata con il Duca d'Alba.

A quell'epoca non si era ancora presentato il terribile pericolo degli assalti dei pirati, i quali dopo il 1515 cominciarono ad attaccare le navi che venivano dal continente(Messico) cariche d'oro, partendo dalla vicina isola della Tortuga.

Nel corso del XVII secolo anche le altre potenze europee - in particolare la Francia, l'Olanda e l'Inghilterra - cominciarono a colonizzare le isole circostanti, ampliando i loro possedimenti nell'area caraibica, che cessò di essere un " mare spagnolo". Nel 1697 anche il settore occidentale di Hispaniola passò alla Francia ed in 1904 si convertì nella Repubblica di Haiti.

Il 27 di Febbraio del 1844 e dopo 22 anni di dominio Haitiano su tutta l'isola, un gruppo di resistenza clandestina(dei "partigiani"!!) chiamato "La Trinitaria" liderata da Juan Pablo Duarte riconquistò la parte orientale dell'isola dichiarando l'indipendenza e battezandola come "Republica Dominicana" , in onore all'Ordine dei Frati Domenicani.

Gli anni seguenti furono testimoni di feroci combattimenti per il potere contro Haiti, Spagna(che riconquistò il potere per un breve periodo) e fra dominicani stessi, fino al 1865 quando cominciò la guerra nazionale di "restauracion"( "El dia de la Restauracion" celebra questo evento).

Nel 1916 le truppe degli Stati Uniti occuparono il paese fino al 1924 quando un governo dominicano fu eletto democraticamente ma il potere lo prese  Rafael Leonidas Trujillo(capo dell'esercito durante l'occupazione americana) come dittatore fino al 30 di Maggio del 1961 quando morì in una imboscata.

Dopo la morte di Trujillo seguirono anni di confusione fino al 1965 quando Lyndon B. Johnson ordinò l'occupazione del paese. Nel 1966 e dopo elezioni truccate il Dott. Joaquin Balaguer del Partito Reformista Social Cristiano(PRSC) fu nominato presidente fino al 1978 quando i dominicani elessero presidente Antonio Guzman. Nel 1986 Balaguer fu eletto nuovamente(questa volta in modo legittimo!!) fino al 1996 quando fu eletto Leonel Fernandez del Partido de la Liberacion Dominicana(PLD), nel 2000 fu eletto Hipolito Mejia e nel 2004 nuovamente Leonel Fernandez.

Santo Domingo de Guzmàn, con più di 500 anni di storia, divenne la città più antica del Nuovo Mondo e combina la sofisticazione del mondo moderno, il carisma del vecchio e la passione dell'America Latina. Questa viva metropoli seduce ai visitatori con il suo ricco passato culturale, un'eccellente gastronomia e una vibrante vita notturna. La città è moderna e quasi interamente orizzontale. Con un'estensione di 40 chilometri quadrati si è allargata  fino a convertirsi nella più grande città dei Carabi ed in una delle più estese d'America.

Un'importante parte del suo patrimonio culturale è conservata tra i muri della Zona Coloniale, costeggiata dal fiume Ozama. E' impressionante la collezione di costruzioni del secolo XVI, con imponenti case e chiese di pietra che riflettono gli ultimi anni del Medioevo.

L'Unesco ha dichiarato la sua Zona Coloniale patrimonio dell'Umanità, riconoscendo Santo Domingo come culla della civiltà nel Nuovo Mondo. Alcuni dei suoi edifici secolari accolgono pittoreschi caffè, bar, piccoli hotel e rinomati ristoranti. Nell'ampia piazza costeggiata dal Palazzo di Diego Colombo (l'Alcazar), dal Museo de "Las Casas Reales" e dalla meridiana del secolo XVI, le terrazze dei caffè e dei ristoranti si animano verso sera accogliendo turisti e residenti in cerca di intimità e informalità. Da li si possono osservare le sfavillanti luci del monumento del Faro di Colombo ubicato sull'altra riva del fiume Ozama, mausoleo dove sono conservate le spoglie di Cristoforo Colombo.

Oltre al suo ben conservato passato coloniale, la città vanta una vitalità artistica e culturale che si manifesta specialmente nella molto appropriatamente chiamata Plaza de la Cultura. Questa ampia e verde oasi nel cuore della città raggruppa quattro musei, la Biblioteca e il Teatro Nazionale, scenario di concerti, balletti, opere e rappresentazioni teatrali di prestigio internazionale.

Varie costruzioni riflettono il suo sviluppo culturale e la sua modernizzazione. Tra queste ricordiamo il Giardino Botanico, il Parco Zoologico, I' Acquario, il Palacio de Bellas Artes, la Biblioteca de la Repubblica Dominicana e il Faro di Colombo. Senza dimenticare il pittoresco Mercato Modelo, principale centro artigianale.

Per la Repubblica Dominicana, Santo Domingo riveste un'importanza primordiale in politica, cultura, commercio e in tutti gli aspetti della vita nazionale, visto che concentra circa 3 milioni di abitanti (dei 9 milioni stimati nel paese), possiede i principali porti marittimi, il principale aeroporto internazionale e la sede del Governo.

La Repubblica Dominicana non finisce nelle frequentate località turistiche dell'est o del nord, o nella metropoli Santo Domingo. A sudovest della cordigliera centrale che taglia a metà il Paese c'è un territorio ancora quasi sconosciuto, pieno di sorprese per il viaggiatore: laghi salati tra verdi alture, distese di cactus con iguane e farfalle, baie dai tranquilli arenili e vivaci calette ondose, torrenti che formano fresche piscine naturali, isole ritrovo di tartarughe e rondini di mare, una religiosità popolare che sconfina nel messianico, l'ombra misteriosa della frontiera haitiana e tracce leggendarie della civiltà indigena.

Le escursioni organizzate sono rare, ma è agevole affittare un'auto o un fuoristrada, uscire dalla capitale verso ovest per un centinaio di chilometri, attraversare il deserto oltre Azua e percorrere campi e coste del fantasioso e umorale sud, lontano dai famosi e dalle mode.

Si scopre così il paesaggio di frutteti, mandrie e risaie della valle di San Juan de la Maguana, dominata dai 3.175 metri del Pico Duarte, vetta più alta delle Antille.

In questa zona, nel 1908, un bracciante analfabeta scomparve durante una terribile tempesta e tornò quando ormai lo davano per morto, raccontando che un angelo su un cavallo bianco lo aveva portato in cielo a ricevere una missione divina. Papà Liborio fondò così un movimento millenarista. Si mise a guarire malati e fare profezie: pronosticò il passaggio della cometa Halley nel 1910, il terremoto del 1911 e la guerra civile del 1912. Nel 1916 gli Stati Uniti invasero l'isola e Liborio divenne simbolo della resistenza. Visse fuggiasco con i suoi tra le montagne, scontrandosi con la polizia, finché cadde in combattimento nel 1922, a Hoyo del infierno, dove ancora i suoi fedeli cercano una grande pietra dai poteri soprannaturali, perché chi riesce a sollevarla ottiene la gioia eterna.

I liboristi credono che il messia contadino tornerà, costruiscono luoghi di culto con calvari a tre croci e vanno in pellegrinaggio a La Agüita de Liborio.

Seguendo il corso del fiume Yaque del Sur, tra bananeti e palmeti, si arriva alla valle di Neiba e presto si scorge il lago Enriquillo, il più esteso delle Antille (supera di poco il lago Maggiore). Sulla riva, incisioni rupestri indigene, Las caritas. Poco oltre c'è La Azufrada, una piscina d'acqua solforosa curativa. Da li partono le imbarcazioni dei guardaparco per l'isola Cabritos, roccaforte del cacicco Guarocuya, educato dagli spagnoli e battezzato come Enriquillo. Nella vicenda del cacicco Enriquillo leggenda e storia si mescolano. Si tramanda che nel 1503 il governatore Nicolas de Ovando, durante una festa preparata in suo onore dai Taino, diede ordine di sterminare a tradimento i nativi. Si salvò un bimbo, Guarocuya, che venne allevato dai francescani e battezzato col nome di Enriquillo. Cristiano e istruito, Enriquillo fu incarcerato perché si rifiutava di servire i bianchi. Non sopportò i soprusi e nel 1519  si ribellò guidando alla ribellione il suo popolo, i taino, e tenne in scacco dal 1519 al 1532 l'esercito del imperatore Carlo V. Infine, nel 1532, l'imperatore gli propose la pace ed Enriquillo venne ricevuto a Santo Domingo e visse in un'indipendenza patteggiata.

Un gran numero di coccodrilli americani depongono le uova sulle spiagge rosate e perlacee di quest'isola, fatte di minuscole conchigliette. Ma l'area del lago Enriquillo è soprattutto un paradiso per i volatili: airone bianco, azzurro e dorso verde, spatola rosata, nitticora, colomba corona bianca, gobbo mascherato, civetta delle tane, colibrì e stormi di maestosi fenicotteri.

Il paese ideale per fermarsi è La Descubierta, con la sua vasca termale gelata e ombreggiata. Poco dopo si arriva a Jimani, dove si può attraversare il confine a piedi per curiosare nel mercatino haitiano di Malpasse. Lungo il tragitto ci sono posti di controllo, ma i militari sono cortesi. Presso Cabral c'è un grande specchio d'acqua dolce, la Laguna Rincòn, che ospita, tra gigli e ninfee, anatre e cormorani, una colonia di jicotea, la tartaruga scivolatrice. Poco oltre si incontra la cittadina di Barahona. E' la patria del larimar, una pietra semi preziosa dall'incantevole tono celeste, con cui si creano bei gioielli.

Ancora più a sud c'è il centro d'accoglienza del Parco nazionale Jaragua, con l'imbarcadero della laguna salata di Oviedo, regno di mangrovie e trampolieri. Tra rocce calcaree e vulcaniche si aprono pozze cristalline, dette "occhi d'acqua", e intorno sbocciano orchidee e begonie. Ma la vegetazione è composta soprattutto da xerofile: cactus a forma di candelabri, di meloni, di ciabatte. E' l'habitat delle iguane, dalla corazza marroncina o antracite.

L'estrema frontiera del sud è Pedernales, che un fiumicello separa da Haiti. Nei dintorni, una strada rossastra. Seguendola verso le miniere abbandonate di Aceitillar, si passa il portale del parco del Baoruco e si sale tra l'umida selva montana. Finito l'asfalto, una pista conduce a un punto panoramico attrezzato, da dove lo sguardo vola verso un'immensa vallata boscosa, I'Hoyo del Pelempito. Nelle pinete volano diverse varietà locali di uccelli. Se si segue invece la strada rossastra verso il mare, si arriva al porto di Cabo Rojo e poi al villaggio di La Cueva, punto d'accesso all'incontaminato arco di sabbia di Bahìa de las Aguilas, che si raggiunge con le lance dei pescatori, tra flutti color cobalto e smeraldo. Le inaccessibili spiagge oltre la baia sono patria di quattro specie di tartarughe marine. Non sorprende che l'asse Enriquillo-Baoruco-Jaragua, riserva della biosfera per l'Unesco, abbia il maggior indice di biodiversità dei Caraibi.

Percorrendo le strade dell'isola si scopre il genuino temperamento dominicano, pacifico e rurale: case di legno dai colori accesi, sempre con una veranda o una seggiola rivolta verso la strada, capre pezzate e pollame in giro tra i panni stesi, il rumore delle motorette confuso con il trotto dei cavalli e la cadenza instancabile del merengue, tra il rito dei combattimenti di galli e quello del domino al colmado, l'emporio con un po' di tutto; nei mercati abbondano amuleti, tisane e saponi miracolosi, immaginette portafortuna e orazioni per ogni evenienza. E nelle campagne fioriscono le superstizioni legate al vudù, come la credenza nel bacà, un ente diabolico in forma di animale che assicura il successo nel raccolto o negli affari, ma si fa pagare molto caro. Si favoleggia anche di spiriti di indigeni innamorati che spostano gli oggetti di notte e spaventano il bestiame finché non possono riunirsi con l'amata nelle acque di una sorgente fatata. Nel sud non è difficile ascoltare storie come queste, davanti a un bicchiere di rhum con dolci di guayaba.

 

Cabrera. Cenni storici e geografici

Gran parte dell'informazione è stata trascritta dal libro "CABRERA. PARAISO DEL NORDESTE" (18/09/1987) della Professoressa ANA LUISA CABRAL TAVERAS.

Al arrivo degli spagnoli nel 1492 l'isola era divisa in cinque sezioni("cacicazgos") ed i suoi governanti("caciques") comandavano il popolo aborigene. Il cacicazgo di Maguà, dove comandava il "cacique" principale dell'isola, Guarionex,  comprendeva dentro i suoi limiti  le regioni chiamate "Macorix de arriba", oggi Puerto Plata e la costa nordest ; ed il "Macorix de abajo", oggi San Francisco de Macoris, Nagua, Fantino ed altre zone. Gli abitanti di questi due "Macorix"(di razza ciguayos o macorijes) erano comandati dal cacique Mayobanex, chi morì prigioniero degli spagnoli per non voler consegnare loro il cacique Guarionex che si era rifugiato nei suoi domini, in cambio di una alleanza.

Nella zona di Cabrera e dei comuni vicini sono stati eseguiti scavi archeologici nei quali sono state rinvenute diverse sepolture che per le loro caratteristiche potrebbero essere di origine taina o ciguaya. Nella zona di Cabrera, in Abreu, si trovarono diverse sepolture vicino al "cabo Frances Viejo" all'interno di una grotta che gli archeologi chiamarono Elizabeth, all'interno della quale trovarono una ceramica che raffigurava un sacerdote con le dita in bocca nell'azione di provocare il vomito perché nel rituale della "cohoba" il sacerdote doveva avere lo stomaco vuoto; e una seconda sepoltura di diversi bambini ed adulti, le cui ossa lunghe furono tagliate longitudinalmente, bruciate e tritate, e le altre ossa invece furono trovate senza alterazioni, il che fa pensare a un certo tipo di rituale tribale abbastanza complesso e che solleva sospetti di cannibalismo. Insieme alle ossa furono trovate delle ceramiche nere e rosse con caratteristiche di altri popoli dell'isola di Guadalupe e Martinica. Il ritrovamento di abbondanti residui di molluschi fa pensare che questi popoli erano "raccoglitori" ed in termini generali avanzati agricoltori. Secondo alcune vecchie storie, il luogo chiamato "La Cruz" ebbe il suo origine al ritrovamento da parte dei fondatori di questo comune di diversi scheletri e centinai di ceramiche indigeni a dimostrare che i resti erano di aborigeni. Queste persone presero i resti e le ceramiche e le seppellirono a fianco ad una grande pietra vicino ad una caverna collocando una grande croce al ingresso a segnalare che lì riposavano dei resti umani. Questo posto divenne luogo di raccoglimento ed orazione  per gli abitanti della zona dove in migliaia venerano la santissima croce. Lungo il farallon de Cabrera esistono ancora grotte o pozzi non ancora analizzati.

La provincia di Maria Trinidad Sanchez è situata sul bordo della Bahìa Escocesa o de Cosbek sulla costa dell'Oceano Atlantico e si estende  dal Cabo Jackson, che la divide da Samanà, fino al rio San Juan, che la separa dalla provincia Spaillat, e comprende i comuni di Nagua, Cabrera, Rio San Juan e le popolazioni rurali di San Jose de Villa o Matancitas, El Pozo, Payita e La Entrada.

I primi abitanti di Cabrera, a quell'epoca località "Tres Amarras", arrivarono nei primi anni del XIX secolo e venivano dalle città più vicine ma c'era anche qualche straniero fra i quali due italiani: Francesco e Carmen Falette. Le prime case furono costruite fra la costa dell'Oceano Atlantico e le due rive del rio Tio Marcos. Il paese si sviluppò rapidamente ed il 1° di Giugno di 1891 fu convertito in Canton dandole il nome di Cabrera in onore al generale Jose Cabrera, eroe della "Restauracion Nacional". Con la modifica della costituzione nel 1907 Cabrera passò ad essere Comune di Cabrera del nuovo distretto appena creato("Distrito Pacificador").

 

 

Origine e leggenda del nome Tres Amarras, El Bretòn y Cabo frances Viejo.

Secondo una leggenda di due secoli fa, una bellissima nave francese, il Bretòn, fu sorpreso da un temporale mentre navigava vicino alla costa. Il capitano, un vecchio "lupo di mare" francese, dopo avere lottato contro le onde, puntò la nave verso la denominata Bahìa de Teten ed avvicinandosi a una delle sue punte buttò i tre ormeggi(Tres amarras) per sostenere la nave però il temporale continuò ad aumentare per loro sfortuna ed il capitano liberò gli ormeggi e fecce scendere la ciurma con le scialuppe. El Bretòn insieme al suo capitano si infranse contro gli scogli ed i suoi resti affondarono davanti alla spiaggia che oggi porta il nome di Playa del Navìo. Il vecchio lupo di mare diede nome alla punta Cabo frances Viejo, dove si scaglio con la sua nave.

Dal Cabo Frances Viejo con le sue muraglie naturali si può ammirare la bellezza dell'Oceano.

Nel 1974 viene creata per legge la "Zona _Reservada o Parque Nacional Cabo Frances Viejo e la sua adiacente playa El Bretòn per preservare questi siti di straordinaria bellezza conservando il loro stato naturale per ammirazione di tutti quelli che hanno la fortuna di arrivare qui. La zona ha il divieto assoluto di costruzione e taglio di alberi per conservare la flora e fauna caratteristica di ogni "bosco umido" subtropicale.

Il Comune di Cabrera appartiene alla provincia Maria Trinidad Sanchez e la sua popolazione, secondo il censimento del 2002, è di 26.655 abitanti. E' ubicata sulla costa nordest del paese, a un'ora e mezza da Santo Domingo, e limita a nord e ad est con l'Oceano Atlantico; a sud con il comune di Nagua e ad ovest con il comune di Rio San Juan.  Il suo litorale è molto irregolare e si trovano le spiagge più belle, molte delle quali arricchite da fiumi e sorgenti che forniscono abbondante acqua dolce,  come playa El Diamante, Arroyo Salado, Caletòn Grande, playa El Breton, La Preciosa, Laguna El DuDù, Playa Grande, ecc...

E situata ad est di Puerto Plata e ad ovest di Samanà, a solo 36 km. Da Nagua(capoluogo della provincia). Le sue coordinate geografiche sono 19°36' nord e 69°53' ovest.

Cabrera ha tante bellezze naturali forse per il fatto che è situata sopra il "Promontorio di Cabrera", sulla "Cordillera settentrionale", la quale è configurata a terrazze che in certi punti possono arrivare ad un'altezza di 400 m. sul livello del mare.

Il Comune di Cabrera è attraversato dai farallones della Cordillera Settentrionale. Il suolo è molto fertile e si pratica l'agricoltura e l'allevamento di bestiame. I principali prodotti sono gli arachidi, il riso ed i frutti minori.

Il 4 Agosto del 1946(Domenica)all'una del pomeriggio la costa nordest fu colpita da un terremoto e maremoto originato da una spaccatura nella "fossa di Milwaukee" situata di fronte alle coste Dominicane. Di tutte le zone colpite quella della provincia Maria Trinidad Sanchez fu quella che soffrì più danni a causa di quello che oggi viene chiamato "Tsunami"e cioe il ritiro delle acque del mare a più di un chilometro dalla costa ed il suo successivo ritorno con onde altissime che provocarono devastazione e morte. No si è mai saputo la quantità di morti provocati da questa tragedia perché in quel periodo governava il dittatore Trujillo il quale non lasciava uscire informazioni su nessuna catastrofe però il piccolo paese di Matanzas fù totalmente distrutto. Quattro giorni dopo continuavano ancora le scosse di assestamento e la popolazione era terrorizzata. Pochi giorni dopo ci fu una "pioggia di stelle" sul firmamento che fece credere a molti che la fine del mondo era vicina!!

Nel 1947 a Cabrera fu inaugurata la prima centrale elettrica e nel 1952 il primo acquedotto.

 

La Madonna della Pietra("La Virgen de la Piedra")

Si racconta che nella zona di "La Entrada" ci sono diverse grotte che furono abitate da aborigeni e da spagnoli della colonia perché sono stati trovati oggetti delle due culture(ceramiche ed utensili da cucina spagnoli). Le grotte scavate sembrano case, alcune divise in abitazioni e avevano anche la vasca per il bagno dei bambini. Qui si trova la miracolosa "Virgen de la Piedra". Raccontano testimoni oculari che un giorno la popolazione di Cabrera comprò un'immagine nuova della Madonna e donò quella "vecchia" al Sig. Adolfo Torres, che  aveva una piccola cappella ad Arroyo Salado. Lui presse la statua e la porto in processione ma al passare vicino ai farallones dove c'è una grotta cominciò a piovere e per proteggere l'immagine la portò dentro appoggiandola su una pietra somigliante un altare. Passata la pioggia continuarono il loro viaggio, ma sul posto dove aveva appoggiato la statua cominciò a formarsi spontaneamente una nuova. Un devoto in ringraziamento per un miracolo ricevuto fece pitturare l'immagine. Il pittore per guadagnare fama fece alcuni intagli sulla sagoma, uno dei quali a forma di conca sulla parte posteriore la quale è sempre piena d'acqua anche in periodi di abbondante siccità perciò si crede che sia acqua miracolosa. Questa grotta e stata consacrata come luogo sacro e ogni 13 Maggio viene venerata la Vergine e da tutte le parti della nazione arrivano persone a rendere grazie per miracoli o grazie ricevute.

La leggenda del DUNDUN.

Con questo nome fu battezzato un personaggio fantastico e misterioso che apparve ad inizi del XX secolo(circa  1910). Da quanto si racconta, il DUNDUN perseguitava a una ragazza di nome Rosita. Questo personaggio seminò il terrore fino a che un giorno scrisse a Rosita che per lasciarla in pace doveva sposare l'uomo che lui avrebbe indicato: lei, disperata, acconsentì e il DUNDUN no si fece più "vedere" fino al 1972 quando "riappare" in casa del Sig. Nicolas Cuevas. Una tarde, dopo una serie di fatti "misteriosi", la padrona di casa sognò che qualcuno le diceva:"manda via quella gente da casa tua o te la brucio o uccido uno dei tuoi figli". Il giorno dopo i materassi presero fuoco uno dopo l'altro e si scoprì che anche dentro le stanze c'era del combustibile. La signora disse ai suoi ospiti di lasciare la casa e così la figura misteriosa del DUNDUN scomparve....ma il mistero rimase!!